Mr. UNDERGROUND Blog's
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lunedì, 27 giugno 2005
Maria, da Roma, 23 anni, vergine.
Viso ovale, capelli lunghi neri, occhi marrone, Maria era una di quelle ragazze che potevi definire bella, mai però l’avresti importunata con frasi allusive sfondi erotici-sessuali, non le avresti messo un dito addosso, tanto era dolce ed allo stesso tempo impenetrabile, come se una barriera morale l’avvolgesse, prendendosi cura del suo corpo e della sua anima. Il suo corpo era evidente a quanti avevano avuto modo di conoscerla, quando si spogliava un fruscio setoso accompagnava i suoi gesti, anche se indossava vestiti di cotone o di lana. Gli attributi li aveva tutti ed al posto giusto, dei bei piedi attaccati a caviglie sottili, lunghe gambe unite ad un bacino perfetto, ventre quasi piatto e seno prosperoso al punto giusto, diciamo una terza non cadente, mani delicate e braccia lisce e sottili, collo lungo sopra bellissime spalle da baciare quando le spalline del vestito andavano giù. Era morbido il suo corpo, ma l’accarezzarlo dava la netta sensazione di avere a che fare con qualcosa che non era alla mia portata, come quando accarezzai il bellissimo e morbido materasso in lattice esposto in vetrina, troppo costoso per il mio tenore di vita, fosse stato un baritono l’avrei capito al volo, ma dovetti farmene una ragione. Così parlammo del suo lavoro d’insegnante presso una scuola elementare privata e del mio imminente diploma di geometra e della mia futura disoccupazione. Mi confidò che essere vergine a ventitré anni stava per lei diventando un peso e che aveva deciso di provare a sentirsi leggera.
<<La prima volta voglio farlo con uno straniero, mi accompagni?>> mi chiese con semplicità, come quando mi chiedeva di farle compagnia in giro per la città.
<<Dove?>> chiesi sgranando gli occhi.
<<California!>>
<<California? Siiii !>>
Teli da mare su spiagge assolate, bikini mozzafiato, muscoli in evidenza, bevande dolci e gassate dappertutto, il fuso orario dava un po’ nausea, a cinquanta centimetri da lei James.
Pareva qualcuno l’avesse messo lì apposta James, alto, biondo, occhi azzurri, diciassette anni, californiano D.o.c., anche lui vergine per caso.
<<Sarà James>> mi disse seria Maria.
<<Non potrei essere io in terra straniera?>> chiesi giocherellando con un piccolo e fottuto cubo dalle sei facce di diverso colore.
<<No, magari te la darò dopo o non te la darò mai, ma sarà James la notte prima del nostro ritorno a casa>>. Posai lo stramaledetto cubo, spensi la luce e tentai di dormire.
Fu così che Maria e James s’incontrarono in senso biblico, solo per un match, la notte prima del nostro ritorno in Patria, nessuno dei due si accorse di nulla, Maria non perse nemmeno il peso della verginità, dopo un paio di mesi però vomitava ed il ginecologo che la visitò era a dir poco perplesso. Dopo circa nove mesi dal nostro rientro nacque Giacomo che oggi ha diciannove anni e somiglia tanto al padre, capelli neri esclusi.
Ancora ride Giacomino nel raccontarci del telegramma di risposta speditogli dalla De Filippi allorquando chiese, dopo diciotto anni, di poter conoscere ed incontrare il padre, mai visto o sentito prima, in televisione. <<A seguito di nostre approfondite ricerche, siamo veramente spiacenti doverle comunicare che suo padre è morto in data 27 agosto 1992 in località Cancun, Messico, causa caduta di un meteorite del diametro di due centimetri sulla di lui testa, sentite condoglianze>>. Ride ancora chiedendosi se è solo questione di cellule o ci sta anche un pizzico di sfortuna.
... Con sentimento Underground.