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... Il Diritto di Essere Idiota ed anche Mediocre.
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mercoledì, 15 giugno 2005

La veglia: carta canta

Notti d’insonnia e d’inseguimenti, di tabacco e gin, di locali affollati e musiche moderne, i tavoli deserti parlano tra loro, stanchi di sopportare gomiti alticci, sentono la voglia di silenzio, reggono a stento il brusio di voci sussurrate. Le stufe a forma di fungo riscaldano il piazzale deserto, Caraibi o Sicilia non si noterebbe la differenza, se non fosse per lo slang dei ragazzi intenti a sistemare i tovagliolini dentro gli appositi contenitori, domani non basterà il tempo, soprattutto se domani è tra dieci ore di sole che non vedrai perché devi pur dormire dopo quattordici di lavoro, difficile far conti alle sei del mattino, ma pare una giusta approssimazione.
Quattro gatti, si direbbe poco metaforicamente, Quattro cani per strada canterebbe un poeta-canzoniere, amici al bar non ce ne sono, però quei pochi randagi, da punta a punta, si raggruppano, c’è chi ha ancora voglia di parlare ascoltando, di silenzio in silenzio.
Un segno zodiacale, uno stupido contare i giorni dalla nascita, una normale acconciatura, smalto alle unghie, gusti culinari, gusti musicali, gusti sessuali, tutto è argomento buono per comunicare, per cercare di rendere comune, addirittura normale, il fatto che, mentre il mondo dorme, quattro o sei, forse otto gatti hanno ancora voglia di veglia.
Nessuna illusione, molti progetti sono già falliti a priori, molti priori si sono spogliati, molti amori andati ed altri forse ne verranno, si calpesta la strada con l’incedere sicuro che appartiene al nulla, ma ciò che di buono verrà sarà accetto, la malinconia è messa al bando, la banda ride, ma non è allegria alcolica quella che ne esce, solo presa coscienza d’esistere, anche se i più dormono, non ti vedono e non sanno.
A quest’ora non si è capaci d’usare aggeggi elettronici infernali per annotare sensazioni, indirizzi di posta elettronica o numeri di telefoni, come d’incanto, come lazzari resuscitati dal dio dell’alcool, dell’insonnia e della notte - chiaramente non poteva che essere uno e trino anche lui - spuntano fuori dal nulla carta e penna, si materializzano dalla costola di un blocchetto, peraltro antico, di comande in disuso, adesso le birre si segnano sui palmari e non c’è più bisogno di conservarne il tappo.
Ci guardiamo bene in faccia e ci rendiamo subito conto che nessuno di noi userà mai un eventuale indirizzo o numero di telefono, poco ipocriti per prometterci un ‘ci sentiamo’ o un ‘ci scriviamo’, cominciamo ad abbozzare piccoli disegni, alcuni anche belli, riempito il foglio lo appallottoliamo e lo buttiamo per terra, si ricomincia con altri disegni che se Freud fosse ancora vivo e li vedesse forse ritratterebbe qualcosa dalle sue teorie sull’evoluzione della specie, si accartoccia l’ennesimo foglietto e si butta per terra, senza sentirsi sporcaccioni.
Un’idea: scrivere una canzone a sette mani, non ho voglia di sforzare i muscoli del collo, così la sinistra continuo ad usarla come appoggio, anche se le vene della tempia sono un po’ stufe di battere sul mignolo.
La penna scorre di mano in mano, sulla carta rimane un qualcosa di mistico che parla d’anfratti Pechinesi, anche se nessuno degli scriventi è mai stato dentro un cane e non mastica il cinese, essenzialmente praticanti vegetariani.
Il sole sorge rosso e già infuocato, sazi lasciamo sul tavolo l’ultima palla di carta, si ringrazia la sconosciuta compagnia, un letto ci aspetta, anche se non ha il sapore di casa: pastasciutta vaffanculo!

...Con sentimento Underground.

Scritto dal TOPOX 10:59 | commenti (11)
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