Mr. UNDERGROUND Blog's
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martedì, 22 marzo 2005
Il pirata dei grandi magazzini
(reparto casual)
Ai grandi magazzini si fanno strani incontri: donne truccate, valigie truccate, borsaioli, uomini con pesanti dopobarba appiccicati sul viso, volteggiano farfallosamente intorno ai vari reparti posandosi dove meno te l’aspetti.
Stavo guardando una bellissima camicia a righe trasversali chiedendomi se fosse stato giusto spendere una somma considerevole di denaro per acquistarla o se fosse meglio rubarla, e mi echeggiavano in mente le parole di quella strana canzone che spiegava che è un delitto il NON RUBARE QUANDO SI HA FAME. Una camicia non si mangia così decisi di lasciarla appesa al suo posto, nella speranza che le tarme la divorassero. Stavo appendendo il gancio metallico che sorreggeva la camicia al tubo metallico che sorreggeva i ganci delle varie mercanzie, quando un dolore lancinante colpì la mia gamba tra il polpaccio e la caviglia, un tubo metallico sporgente dalla sedia mobile di un tizio che non poteva camminare quel giorno aveva deciso di farmi molto male. Il tizio sulla sedia mobile non poteva neanche parlare, anzi parlava in maniera così strana che io non potevo letteralmente capire, ma immaginai che mi stava chiedendo scusa.
«Non ti preoccupare, non è successo nulla» dissi mentendo il dolore insopportabile. Lui non mi sembrò molto rilassato dalle mie parole, forse perché barcollavo. «Minchia, mi hai fatto proprio male!» dissi subito dopo massaggiandomi l’arto «Chi cazzo ti ha dato la patente?!»
Stranamente, dopo queste mie esclamazioni, lo vidi rilassarsi in un qualcosa simile ad un sorriso, mi fece intendere che non aveva la patente ed io scoppiai in una fragorosa risata.
«Allora sei un pirata del reparto casual!» gli dissi. Scoppiò a ridere anche lui.
La gente ci guardava compassionevole storcendo un po’ il muso o togliendosi un pezzo di rosmarino incagliato tra i denti, decisi allora di raccontare una barzelletta al tizio, giusto per dare una sensata ragione alla nostra deflagrazione ed alle nostre risate, non è bene ridere di niente, la gente poi ci resta male. Finita la barzelletta altre rumorose risate, lui già contorto dalla natura infame, io contorto dal dolore e dal ridere, ci somigliavamo molto.
Si avvicinò una ragazza al tizio seduto sull’attrezzo quadrigommato che accompagna i non camminatori - la sedia a rotelle che usano gli handicappati insomma - dopo una serie di mugugni tra loro mi disse
«Dice che sei molto simpatico»
«Vai tentoni come me o sono testuali parole?» chiesi
«Testuali parole, siamo fratelli e solo io in famiglia intendo alla lettera ciò che dice»
«Cazzo! Chissà quante lingue conosci, per te anche imparare il cinese sarà stata una sciocchezza» Anche lei sorrise, io ed il tizio continuammo le contorsioni.
Tutto pareva semplice, bello, delicato, anche i prezzi astronomici attaccati ai cartellini. Tutto diventò molto più complicato quando io ed il tizio diventammo fratelli, io costretto a notare i gradini che s’interpongono nella sua vita, lui a notare i miei difetti di persona sana - a volte è stressante - però si continua a ridere quando arriva la voglia e le camicie le metto sotto il suo culo per non pagarle, alla faccia di chi ci vede male o non ci vede per nulla.
... Con sentimento Underground.