Mr. UNDERGROUND Blog's
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lunedì, 14 marzo 2005
Bentornati all’inferno
Alla fine della corsa ci trovammo al box informazioni di una strana agenzia, la fila era troppo lunga ed iniziammo a vagare in quell’ambito assurdo dimenticando di ritirare l’opuscolo informativo. Un lieve tepore aleggiava in ogni angolo, pareva che qualcuno tenesse il camino costantemente acceso, il personale addetto indossava una strana divisa nera ed un elmo con protuberanze annesse come cappello, zoccoli di legno ai piedi come gli infermieri d’una volta ed una corda appuntita attaccata al culo come fosse una coda. Il rosso ed il nero erano i colori dominanti, pensammo di essere stati imbucati in un fans club milanista, ma un enorme cartello con su scritto
<<BENVENUTI ALL’INFERNO>>
chiarì la situazione, accanto ad un grosso puntino nero la scritta
<<VOI SIETE QUI>>
una freccia verso l’alto indicava il purgatorio, una freccia a sinistra lo spaccio dei diuretici, una verso destra il cesso.
L’esser finiti all’inferno non ci parve cosa strana, anche lo zio canonico ci ripeteva sempre, anche quando eravamo bambini, che alla fine ci saremmo arrivati direttamente senza dover attendere nessuna coincidenza. Ci stupirono i ventitré gradi perenni, l’atmosfera placida, non s’udivano urla di dannati, nessun colpo di frusta, nessuna vasca di pece bollente, che peccato non aver ritirato l’opuscolo all’ingresso, fummo costretti a dannarci per trovare la sala mensa, fiutando gli odori con tutta la forza delle nostre narici in ogni modo riuscimmo a trovarla. Il pranzo stava per essere servito, come dei Mennea nell’attesa dello sparo attendavamo che il piatto ci fosse messo davanti e non appena il carrello apparve ci tuffammo sugli spaghetti al pomodoro per poi passare all’assalto della cotoletta impanata e fritta bene, una mela marcia per frutta, tolto il verme si poteva mangiare ed era anche matura al punto giusto, d'altronde il verme è un intenditore e non avrebbe mai scelto una mela acerba. Pareva fosse un banchetto, invece era una punizione, il solito personale addetto e sghignazzante pranzava accanto ad ognuno di noi mostrandoci chele di granchio, uova di storione, astici ed aragoste per farci dannare.
<<Cazzo! Siamo all’inferno dei ricchi, questa non è punizione adatta a noi, le cotolette ci piacciono e siamo allergici ai crostacei>> pensammo
<<Finalmente il paradiso>> pensarono i morti di fame che non avevano letto il cartello.
Ci stancammo presto della monotonia infernale e chiedemmo informazioni al primo diavolo di passaggio il modo per azionare l’ascensore che portava in purgatorio.
<<Dovete inserire il codice>> disse scomponendosi ridendo
<<Dacci il codice>> replicammo seri
<<Per avere il codice dovete fare una buona azione>> rispose ridendo ancora più forte
<<Gran pezzo di cornuto che non sei altro, come minchia si può all’inferno compiere una buon’azione?!>> gli gridammo in faccia picchiandolo a sangue
<<Il codice è “ZULU”>> sospirò il povero diavolo.
Ascensorati in purgatorio ci trovammo davanti un altro cartello:
<<SIETE IN PURGATORIO, NON DEFECATE DAPPERDUNQUE E RICORDATE DI USARE LO SCIACQUONE>>
Capimmo subito che quel posto non era a noi consono, miriadi di ex stitici vagavano in quel labirinto cercando una tazza sulla quale sedersi, facce di persone perbene e tranquille stravolte da atroci smorfie dovute alla palese incontinenza anale ci salutavano abbozzando un sorriso di benvenuto, era assolutamente impossibile intrattenersi ancora. Riuscimmo a corrompere il guardiano, il tizio ci consegnò le chiavi del paradiso in cambio di una busta colma di limoni di Sicilia (Messaggio Promozionale).
Aperta la porta nessun cartello indicava il nome del luogo, musica celestiale, brezze inconfondibilmente amorevoli, nuvole bianche e cielo limpido, non potevi che essere in paradiso.
L’ora di cena era già passata, in fondo al corridoio un sito meraviglioso e confortevole accoglieva la totalità delle presenze, al centro un maxischermo, un signore barbuto con occhio triangolare infinitamente dispiaciuto commentava le immagini che via satellitare-galattica arrivavano in diretta dalla terra
<<Perché quegli uomini faticano così tanto lavorando la terra?>>
<<Tu hai detto all’uomo “lavorerai la terra col sudore della tua fronte”>> rispose una presenza con voce angelica
<<Io scherzavo e loro hanno pensato che parlassi seriamente!>> esclamò il signore.
Io, il Teschio e il Caccola ci sdraiammo in un angolo riservato, la visione si faceva interessante ed infinitamente piacevole e divertente.
<<Cosa fanno invece questi altri uomini tutti parati a festa con ampie vesti e cappellini color porpora?>> chiese il solito signore alla vista delle nuove immagini sul maxischermo.
<<Sono i Cardinali>> rispose la solita voce angelica.
<<Minchia questi hanno capito subito che scherzavi!>> esclamammo in coro ridendo a crepapelle.
<<Buttateli dentro, che vadano a farsi una doccia!>> tuonò il mister.
Ci ritrovammo insieme in una sacca piena di liquido amniotico, contenti galleggiavamo in attesa di novità, periodicamente qualcuno ci parlava da fuori e noi prendevamo a pedate il punto dal quale pareva provenisse la voce, più pedate tiravamo e più la voce era felice, ci addormentammo.
Dopo circa sette mesi di permanenza in quella strana piscina ovattata, il Teschio ed il Caccola cominciarono a spingermi violentemente.
<<Devi uscire, i riflettori sono tutti per te>>
<<Andate avanti voi, io voglio restare in piscina>>
Mi ritrovai catapultato fuori a testa in giù, preso a botte nel culo da un tizio con la mascherina
<<Di nuovo all’inferno>> pensai.
Dopo avermi lavato e vestito mi misero in bocca un’enorme tetta grondante di liquido gustosissimo, avidamente ciucciai ed ancora oggi che sono cresciuto non faccio altro che cercare di ciucciare, ma essendo adesso anche munito di denti cerco anche d’inzuppare il biscotto.
Credevo che il Teschio ed il Caccola mi avessero seguito, invece non li ho mai più rivisti, forse sono tornati indietro a guardare il maxischermo sotto falso nome.
... Con sentimento Underground.