Mr. UNDERGROUND Blog's

... Il Diritto di Essere Idiota ed anche Mediocre.
E' proibito qualsiasi utilizzo delle immagini e dei testi di questo blog salvo esplicito consenso scritto. © Tutti i diritti riservati da Corradino Maria Gerardi.

venerdì, 11 marzo 2005

Circonferenze e Salti

Inutile seguire circonferenze, ti portano sempre allo stesso punto, quello di partenza, facendoti spesso girare la testa. Circonferenze irregolari di donne, seguite in punta di lingua, ti riportano sempre dove è già bagnato, inutile soffermarsi presso un sussultante punto G, inutile dilungarsi in preliminari e post eccitanti, finito il giro torni al punto di partenza. Inutile lasciare tutto per seguire la rotondità del mondo, andare ad oriente dall’occidente, l’occidente lasciato diverrà oriente dell’oriente appena trovato, oltrepassandolo sarai al punto iniziale. I cicli storici, morali, economici, mestruali, i motocicli, tutte circonferenze che ti riportano allo stesso punto di prima. Di un cerchio feci quadrato, finalmente camminai su percorsi retti, inutile, la linea seguita mi riportò sempre in prigione, senza passare dal via, costretto in un angolo solitario; meglio i giri in tondo alla Nano Moretti che seguire zone perimetrali di poligoni conosciuti. Cantando e ballando, rockando e rollando, tornai al mondo sferico che, in ogni caso, portava sempre allo stesso luogo, senza trappole di spigoli aguzzi che, inevitabilmente, mi avrebbero fatto sanguinare. Cantando e ballando seguii una retta, finalmente una strada che portava in luoghi sempre diversi, segmenti di vita, tratti d'esperienza che non appartenevano a nessuno, nessuno incontrai seguendo fedele la linea, ai miei fianchi vite solitarie seguivano rette parallele senza mai incontrarsi, senza dirsi una parola, inutile anche questa strada, da
soli non si torna mai al punto di partenza, ma non si arriva da nessuna parte, tornai indietro, anche se mi fu impossibile ritrovare il punto, ripresi il cammino da un segmento a caso, il numero 3, mio nuovo punto d’avvio.
Possibile che non esistesse un percorso?
Possibile non trovare un compromesso alle forme prestabilite?
Possibile non ricadere sempre negli stessi luoghi comuni?
Possibile variare la morale senza alterarla?
Possibile variare il mio morale senza alterarmi?
Un canguro m’illuminò, da allora saltello la vita, i sentimenti, le case delle persone, a balzi piccoli, a balzi medi, a balzi grandi, a balzi di luce e d’oscurità, non cammino, saltello, la gente (the people), mi crede pazzo, ma come un fulmine non cade mai nello stesso punto, saltellando è difficile rimettere piede nella stessa riga, alcune volte cadi nella mattonella a destra, altre in quella a sinistra, a volte in avanti, altre volte indietro e quando incontro un matto che saltella come me, entrambi, saltellando sul posto, riusciamo a scambiarci un ti amo, con la consapevolezza che fede, trasformismo e metamorfosi siano necessarie all’evoluzione della specie, fosse anche involuzione, sederei felice attorno ad un fuoco ad ascoltare e/o raccontare storie.
Saltellai al centro del mondo, in un sentimento che prima non c’era, ne sono sicuro. Avevo appena allacciato le mie scarpe da tennis, chinandomi avevo tastato il terreno, asfalto lucido, liscio, senza asperità e nessun buco dove andare a cadere, invece rialzandomi, al primo balzo, mi ritrovai dentro a quel tempio. Luci soffuse, tenui rumori, profumo di fiori di pesco e di lei mi avvolgevano, anche di dentro. Nulla m’infastidiva, giù nella strada il traffico intenso, lo percepivo ma non lo sentivo, una rana gracchiava nel fosso, friniva la cicala di notte, il topo squittiva contento di avere incontrato una crosta di formaggio, c’era ancora guerra nel mondo, percepivo ma non sentivo, causa estasi da sentimento. Pizzicai la mia mano, non ero in un sogno, il dolore sentivo ma non percepivo. Che nome portava quell’emozione? A quale lettera dovevo abbinarla? Amore provai a chiamarla, non fu abbastanza, aggiunsi dolcezza, del sale e del fiele, non furono sostanze bastanti a darne idea del sapore. Stremato, legato, rinchiuso, appagato, cedetti all’idea di chiamarlo sentimento soltanto.
Ventidue in punto, in punta dei piedi saltando entrai in quel sentimento, cuore e cervello ovattati, io ne sentivo il rimbombo, immagini e suoni rapivano il mio essere, trasformandomi in chi spesso non sono, non per mancanza di voglia o di tempo, è difficile incontrarsi in un sentimento.
Ventidue in punto ne uscii, era passato un giorno, un mese od un anno? Nulla di tempo, il sentimento si era avvinghiato al mio collo succhiandomi sangue per poi rimetterlo dentro, così, cazzeggiando, lo portavo addosso, delle volte versando altre dal cuore bevendo. Quel dare ed avere pare fosse ragione di vita, le piante, i fiori, le
bestie, le pietre e le suore in convento, traevano spunto da quel sentimento.
Ecco spiegato il mistero dei morti che ansimano cercando la vetta del mondo, non hanno nulla avvinghiato sul collo, lo stesso mistero che spiega una mosca e l’eternità di chi cammina anche essendo da mille e più anni sepolto: può non esistere chi non ha sentimento anche se nato ricco e contento, può non morire chi migliora il suo tempo cullando, bevendo, mangiando ed ogni altro infinito gerundio con sentimento.

...Con sentimento Underground.

Scritto dal TOPOX 09:19 | commenti (9)
pro