Mr. UNDERGROUND Blog's
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mercoledì, 09 marzo 2005
L’estate di Felice Torlosco (Seasons)
«Non piangere è tempo d’estate», cantava la radio in un pomeriggio afoso. Io ed i miei amici barboni, drogati e beoni, passavamo la noia ascoltando dei vinile scricchiolanti per scrollarci la rabbia di dosso, ma durava poco, già dopo tre ore la rabbia tornava a depositarsi sulle nostre spalle. Bisognava inventarsi qualcosa, tre ore d’autonomia non ci bastavano, anche perché la cantina era in multiproprietà e dovevamo cedere il passo ai giocatori incalliti di poker: durante le loro performance era vietato perfino respirare pesantemente se non sedevi al tavolo da gioco.
Tutti avevamo i nostri sogni e le nostre aspirazioni, ma nessuno di noi trovava una soluzione, un modo per scrollare quelle fastidiose zanzare che, finita la musica, ci tediavano.
Soltanto Felice Torlosco, minatore bergamasco, talmente oppresso dai problemi, non aveva sogni e nemmeno aspirazioni e men che meno il tempo per coltivare tali lussi, la sofferenza non gli dava adito.
L’unico pensiero composto che occupava i pochi barlumi di spazio che raramente la sua mente si concedeva era rivolto ai problemi di tutti:
«Tutti hanno i loro cazzi ed io c’ho i cazzi miei!»
tuonava almeno sette volte al giorno con voce vulcanica eruzionale. Quel giorno invece tuonò con voce tranquilla, cambiando anche fraseggio
«Da oggi sarò lesbica, i cazzi non m’interessano più!»
iniziò pure a pensare, partorendo l’idea di un rimedio contro i mali del mondo, a cominciare dai suoi, poi scomparve.
I nostri pomeriggi in cantina suonavano come sempre, eccezion fatta per Irma: trovò un lavoro come banconista presso una pasticceria, da quel giorno iniziammo a chiamarla Assunta, i vinile a volte parevano scricchiolare alla rovescia, tanto eravamo fiori di zucca, quando improvvisamente sentimmo dei passi leggeri accompagnati da uno strano fruscio. Felice Torlosco apparve ai nostri occhi, pensare che, dopo tre giorni d’assenza, l’avevamo dato per perduto e/o perdente, elegante, in abito scuro e nientepopòdimenocchè la cravatta, la teneva nella tasca destra della giacca, ma tutti avevamo notato che Felice aveva la
cravatta.
«Ecco il rimedio!» disse perentoriamente mostrandoci uno strano arnese mai visto prima. «Spazzola uncinata di setole d’Unicorno, il rimedio alla mia sofferenza, funziona».
Funzionava davvero, mai s’era visto Felice così gaio, così poco Torlosco, ci confessò che quella stessa notte avrebbe provato finanche a sognare e andò via frettoloso di prendere sonno. Sognò davvero quella notte Felice Torlosco, ex minatore bergamasco, ma il primo sogno di chi, come lui, ha smesso di soffrire, lo fece impazzire.
...Con sentimento Underground .