Mr. UNDERGROUND Blog's
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sabato, 05 marzo 2005
Autunno in via dell'Angelo (Seasons)
Tutti fummo colti dalla disperazione, allo spegnimento dell’ora legale, tanto che alla depressione, malattia moderna, ma malattia, fu dato l’appellativo di “Periodo di Transizione”, che cazzo vuol significare poi… io preferirei non transigere.
Anche l’autunno dovrebbe avere gli stessi diritti di una stagione qualunque, invece no, la natura s’indispettisce, le foglie decidono di cadere, i fiori non sbocciano più e l’umidità diventa oltremodo pesante. Noi in Underground ce ne fottiamo! Se le foglie cadono le riappiccichiamo sui rami, tranne le foglie di fico: quando cadono quelle ne siamo felici più di quando cade un politico. Abbiamo i nostri fiori di loto che sbocciano anche in autunno e lasciamo i corsi d’aerobica, le palestre, lo yoga e qualsiasi altra attività volta a superare con maggiore tranquillità il periodo di transizione, alle persone ed ai personaggi Over.
Ci siamo riappropriati dell’autunno, alla faccia dei luoghi comuni, invidiati da quelli che continuano ad affermare che non esiste più la mezza stagione.
L’appuntamento autunnale per eccellenza, meno eccellente che balordo, era la visita notturna al cimitero inglese, situato nella più sperduta periferia della città; ci piaceva passeggiare a piedi nudi sul prato, con tanto di stereo a palla e canne supermicrofonate… che cazzo se ne facevano del prato quei morti non riuscivamo a spiegarcelo, ma leggendo le date scolpite sulle lapidi, era lampante che le giovani salme avrebbero preferito la nostra musica ed i nostri fumi ai requiem ed all’incenso che la prima domenica di ogni mese venivano loro propinati da vari sacerdoti di diverse religioni.
Giovanni, detto il Caccola, passò a prenderci, come ogni anno, col suo 127 diesel, ma non ricordo chi e quanti eravamo sull’automezzo, più mezzo che auto, che ci portava via. Ricordo solo grandi ali di fumo che avvolgevano l’abitacolo, il buio pesto di periferia, gli gnocchi al pesto che salivano in gola per poi ridiscendere da qualche altra parte, il pestone sul muso di Caccola, originato da un bullo al quale non aveva voluto cedere il pasto ed un gran cantiere in corso. Minchia, quante strade nuove ed asfaltate di zecca c’erano quella notte in periferia! Tutte senza illuminazione e la luna si era pure scordata di noi. Decidemmo di prendere una strada a caso per sverginarne l’asfalto con la super 127 diesel, guercia di un faro e poco gommata, la più buia, la più in salita, cantavamo in coro “du iu rimembar, settembar” degli “Art Uind end Faier”, incoscienti ma felici, quando il Caccola s’innervosì, proprio lui che lo Zanichelli citava a definizione della tranquillità.
L’insopportabile presenza di un moscerino spiaccicato sul parabrezza e l’assenza di spazzole tergicristallo, lo spinsero a tirare bruscamente il freno a mano e scendere incazzato dall’auto, fazzolettino alla mano. La brezza autunnale, in contrasto col calore dei fumi abitacolari, esortò la vescica di Caccola allo svuotamento perentorio, tanto che, prima di togliere i resti del moscerino, spalle al faro della macchina guercia, il Caccola si mise a pisciare. Dove cazzo andava a finire il piscio del Caccola ? nessuno ne sentiva il rumore, nessuno sentiva il profumo acre del piscio che si schianta sull’asfalto vergine, eppure eravamo tutti sicuri che stesse pisciando. Il più curioso di noi, uno a caso, tanto non ricordo chi fosse, volle approfondire la questione e spinse il naso in avanti per captarne l’odore
«Minchia, siamo sull’orlo di un ponte ancora in costruzione!» gridò cagandosi addosso.
Tornammo subito a casa tenendo i finestrini aperti, quell’autunno l’Angelo Custode sacrificò un moscerino per salvare le nostre vite.
... Con sentimento Underground.