Mr. UNDERGROUND Blog's
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martedì, 01 marzo 2005
Bevilacqua 0 - Mannino 1 Il signor Bevilacqua credeva di conoscere a fondo uno dei principi Underground, «Svenevoli carezze e pugnetti di semini di miglio da dare in pasto agli uccellini, comodamente seduti sulla panchina di un parco» così esprimeva in sintesi il concetto, anche se nessuno aveva mai chiesto un suo parere.
In Underground le svenevoli carezze le davamo soltanto al nostro rispettivo membro - chiamiamolo così per non dire cazzo che poi i perbenisti benpensanti digrignano i denti e sputano in terra - ingurgitavamo fagioli con le cotiche senza distinguerne il sapore, In una stanza di quattro metri per quattro con sbarre alla finestra, altro che semini di miglio; adesso odio cotiche e fagioli e non dire mai «Non sai cosa ti perdi» ad una persona che odia cotiche e fagioli perché potrebbe spaccarti il muso.
Fu in quella stanza che il signor Mannino m’insegnò i trucchi del poker e del tressette, durante i suoi primi due anni di permanenza. Alto, magro, smunto, capelli neri e baffetti sottili, il signor Mannino non mescolava mai le carte in maniera eccentrica o voluttuosa. Lentamente, con tempi e cadenze sempre uguali, divideva il mazzo in due e tac il mazzo tornava unico, ogni tre secondi e mezzo s’udiva un tac ed il mazzo tornava sano come prima, al tredicesimo tac lo appoggiava sul tavolo ed era inutile spaccarlo ogni volta in maniera diversa, lui avrebbe vinto lo stesso, anche se rifiutavi di smazzare avrebbe vinto lui.
Un giorno, durante una partita a briscola che per il suo gusto di vedermi sorridere e farmi sentire più grande mi fece vincere, mi parlò di una falsità che solitamente la gente dice
I veri signori si riconoscono quando siedono al tavolo da gioco od al tavolo da pranzo
«Cazzate!» disse stizzito «un vero signore non lo riconosci mai, è povero tra i poveri, ricco tra i ricchi, nero tra i neri o bianco tra i bianchi, a pois tra i pois se il caso si presentasse»
Io non capii effettivamente ciò che stava dicendo, ma lo avevo appena battuto a briscola, cosa poteva desiderare di più dalla vita un bimbo di quattro anni quando ancora quell’amaro del cazzo non era ancora stato inventato?
Durante un soggiorno a Montecarlo o durante un salotto a Venezia, la memoria è labile e non ricordo bene, mi tornarono improvvisamente in gola le parole che il signor Mannino mi disse vent’anni prima e riuscii finalmente a coglierne il senso. Seduto al tavolo di un noto ristorante, attorniato da una decina di posate, fui costretto ad osservare un vero signore, seduto al mio nord-est, per essere in grado di scegliere la giusta forchetta, contemplata dal Monsignor della Casa, per ingurgitare educatamente la pietanza che il cameriere, con modo eccessivamente signorile, aveva depositato nel mio piatto. Minchia le indovinava tutte! La prova lampante che un autentico signore si riconosce quando siede ad un tavolo… il signor Mannino s’era sbagliato.
Incontrai lo stesso signore lungo l’affollato viale che portava al casinò, toccava culo e tette ad ogni donna che incontrava, minorenni e scolarette comprese, senza temere eventuali reazioni, anche perché i quattro gorilla che lo seguivano ad ogni suo passo pareva fungessero da deterrente: chi nei giorni nostri non è animalista, chi verserebbe il sangue d’un gorilla in via d’estinzione? Quella razza non mi parve allora in via d’estinzione, ne incontrai parecchi su quel viale. In seguito lo rividi seduto al tavolo da gioco infilare freneticamente l’indice della mano destra ed il mignolo della sinistra, rispettivamente nella narice e nel padiglione auricolare, per poi appiccicare, all’unisono, caccole e cerume sotto la sedia: non spostare mai le sedie dei tavoli da gioco dal basso, il signor Mannino aveva ragione.
Con sentimento Underground.